| ABC-1 "La mosca" | Di
Massimo Magliocco |
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Con questo, iniziamo una serie di articoli tesi a far entrare nel variegato mondo della pesca a mosca, coloro i quali non ne hanno ancora avuto l’occasione di farlo cercando nello stesso momento, di far capire al meglio ed in maniera semplice e comprensibile, tutte le sfaccettature estremamente sportive che questa tecnica possiede. La mosca, intesa come tecnica, è stata per molto tempo identificata come pesca d’élite e quindi destinata ad essere esercitata da pochi e facoltosi pescatori. La causa di ciò si può ricercare in una sua iniziale errata collocazione sociale, dovuta all’eredità anglosassone, che generò come risultato una erronea valutazione dei costi oltre anche ai tempi di praticabilità ristretti, cioè legati solo alla stagione della trota per intenderci. |
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Con il passare del tempo e con la sua sponsorizzazione, la tecnica ha finalmente acquisito la giusta dimensione ed è stata definitivamente considerata non più come una pesca per pochi ma come una tecnica alla ‘portata’ di tutti. La veridicità di queste affermazioni sono riscontrate dal grosso successo che la mosca ha ottenuto in questi anni dovuti anche al fatto che ormai con questa tecnica ci si pesca di tutto in tutto l’anno a costi uguali e spesso inferiori ad altre tecniche considerate più ‘popolari’. Ma nel contempo va detto che questa non è una tecnica di pesca come le altre cioè che finalizza il tutto solamente alla cattura della preda, ma è un qualcosa di più, ovvero una filosofia del tutto particolare che solamente praticandola si riesce a comprenderne ed a viverne pienamente tutti gli aspetti. Intendiamoci, non è che con la pesca a mosca l’obiettivo non sia quello di pescare i pesci ci mancherebbe, ma fondamentalmente l’intento è indirizzato a come e dove questi vengono insidiati abbinato a tutto ciò che gravita intorno ad essa in relazione per esempio all’ambiente o alla considerazione della preda o alla conoscenza della natura in relazione agli insetti e a come i pesci si rivolgono ad essi, ecc. E se la oggettività di tutto ciò è inconfutabile, viene spontaneo affermare che se la pesca è uno sport o un hobby, la pesca a mosca è una vera e propria filosofia. LA FILOSOFIA. La premessa non basta certo ad inquadrare per bene le reali finalità
del sistema mosca, ed è quindi mio obbiettivo cercare di farlo
con una serie di articoli finalizzati a far capire a coloro i quali
intendano accostarsi alla tecnica, tutte le componenti che formano
il sistema, dal concetto dell’artificiale al lancio, dalle nozioni
basilari di entomologia al concetto vero e proprio del catch and release
ecc., insomma un ABC vero e proprio, che deve comunque essere considerato
di complemento cioè un integrazione alla pratica vera e propria,
finalizzando a far venire voglia di provare il ‘fly fishing’
a tutti coloro i quali piace vivere lo sport pesca nel pieno senso
della parola. Come abbiamo detto, quasi sempre ci si accosta alla
pesca a mosca solo per apprendere un’altra tecnica con la quale
insidiare pesci, concetto questo, a mio avviso, estremamente giusto
e che credo possa assolutamente essere condiviso. Subito dopo l’inizio
questi neo pescatori a mosca si rendono conto dell’impegno che
è necessario mettere per cominciare a comprendere un mondo
estremamente differente dagli altri, un mondo a se, qualcosa insomma
di molto diverso. Qui c’è subito la grossa selezione
e la maggior parte di coloro che hanno appena iniziato mollano davanti
alle prime inevitabili difficoltà dopo che per anni hanno praticato
tecniche più semplici ma molto redditizie, dopo anche a veloci
riflessioni sulla considerazione della pesca che per molti di loro
si basa solo sulla cattura. Chi invece vuole continuare è perché
viene ‘rapito’ da questo mondo affascinante fatto di tecnica
elevata all’ennesima potenza mista all’amore dell’ambiente
ed alla conoscenza dell’affascinante mondo degli insetti che
entrano prepotentemente a far parte integrante della cultura alieutica
del pescatore a mosca, sia per quel che riguarda la loro vita sia
per ciò che concerne le loro imitazioni. Tutto questo fa si
che anche la cattura intesa nel senso stretto della parola vada ad
occupare un segmento meno importante rispetto alle altre tecniche.
Con questo non voglio dire che al pescatore a mosca non interessa
la cattura, ma la interpreta in maniera diversa, più di qualità,
cioè a volte più mirata al soggetto preciso piuttosto
che ad altro, in altre parole spesso è più sportivo
e piacevole per il pescatore a mosca ingannare una trotella che si
trova in un posto difficile o che sia estremamente selettiva che una
trota di discrete dimensioni posta in una zona ‘facile’
e di bocca decisamente più buona. Iniziamo quindi ad addentrarci
in questo mondo della pesca a mosca cominciando ad analizzare quella
con cui essa si rispecchia: l’artificiale. L’ARTIFICIALE. Prima di parlare dell’artificiale è importante spiegare brevemente il ciclo vitale che interessa gli insetti che vengono mangiati dai pesci. Prima di tutto diciamo che le mosche in generale imitano gli insetti che nascono nel fiume o che comunque gravitano intorno ad esso. Qui l'entomologia, scienza che studia appunto questi ultimi e le loro abitudini, ci viene in aiuto ed un buon pescatore a mosca dovrebbe conoscere, magari superficialmente, la loro vita affinchè li possa identificare per poi utilizzare gli artificiali che più si avvicinano ad essi. L’insetto che ci interessa, in generale, nasce nel fiume e in tutte le fasi del suo ciclo vitale, dalla larva ad insetto adulto, viene predato dalla trota. E sono proprio queste fasi che interessano il pescatore ed ognuna di queste viene imitata con degli artificiali precisi. Lo stadio larvale degli insetti acquatici può variare da poche settimane a qualche anno dopo di che passa allo stadio di ninfa che, raggiunta la maturazione, sale in superficie trasformandosi in insetto adulto e quindi libero di volare. Ma come è fatta una mosca e quali sono le parti che la compongono? Per prima cosa diciamo che la mosca non è altro che un'insieme di peli e piume di animali ed uccelli che, unitamente a materiali artificiali opportunamente lavorati intorno ad un amo, creano quella siluette che nel suo insieme danno l’impressione di un insetto vero. Possiamo dividere una mosca generica in tre parti e cioè code, corpo e le cosiddette hackles aventi oltre al compito di imitare le zampe dell'insetto, anche quello di far galleggiare la mosca. Le mosche per la cosiddetta pesca leggera, cioè trota, temolo, cavedano ecc., limitandoci solo a queste per il momento, si suddividono sostanzialmente in due grandi gruppi: sommerse e secche. Le prime, come dice la parola stessa lavorano sotto il pelo dell'acqua e a loro volta si suddividono in mosche sommerse vere e proprie e ninfe. Mentre le prime e di conseguenza il relativo modo di utilizzarle in pesca hanno con gli anni perso di interesse, le seconde e cioè le ninfe, possiedono invece un fascino che attira su di esse non pochi seguaci. Le ninfe rappresentano l'imitazione di uno stadio dell'insetto ancora non maturo che vive al di sotto della superficie dell'acqua e che è oggetto di interesse da parte della trota. Gli artificiali sono formati da un corpo privo o quasi di hackles con una bozza di ali e zampe. Ma la mosca vera per eccellenza è la secca, che come dice la parola si utilizza sul pelo dell'acqua. Queste imitano le mosche adulte quelle cioè che hanno superato indenni la fase di vita acquatica ‘infantile’ e che ormai ‘grandi’, sono salite in superficie per volare e potersi riprodurre, momento che si definisce con il termine ‘schiusa’. Anche le mosche secche si suddividono in due gruppi: le cosiddette mosche da ‘caccia’ e quelle che imitano gli insetti in schiusa. Le prime si impiegano per esempio in torrente, dove le acque si definiscono mosse, cioè quando formano correntine, rigiri, cascatelle, ecc. e dove le trote che vi abitano sono sempre in movimento cacciando una volta sott'acqua una volta sopra, senza avere cioè un ben preciso e sistematico comportamento. In questo caso, sarà nostra cura montare una mosca di discrete dimensioni (amo 10/14) e quindi ben visibile con dei colori altrettanto visibili ma che nello stesso momento riesca a tenere bene l'acqua e cioè avere un ottimo galleggiamento anche in acque particolarmente turbinose con lo scopo di attirare l'interesse della trota. Quando si pesca in caccia e quindi con tali mosche, l'attacco della trota è quasi sempre irruento proprio perché la stessa, a causa della velocità dell'acqua, cerca assolutamente di non farsi scappare il boccone che altrimenti potrebbe finire in bocca a quella subito a valle. Diverso è il discorso per le mosche cosiddette da schiusa, dove l'elemento primario è la rassomiglianza all'insetto naturale intesa come forma, colori e taglia dove quest'ultima componente è di fondamentale importanza. In genere la loro taglia è più piccola di quelle da caccia (amo 20/14) poiché vanno ad imitare l'insetto vero che il più delle volte ha queste dimensioni. Gli ambienti dove si utilizzano sono per esempio quelle parti dei fiumi o dei torrenti dove le acque rallentano, o le cosiddette risorgive o chalck stream, corsi d'acqua del tutto particolari dove l'abbondanza della vegetazione subacquea fa si che molte forme di vita, tra le quali gli insetti che interessano le nostre imitazioni, trovino terreno fertile al loro sviluppo. Qui gli insetti sono ben visibili sia al pescatore che alle trote poiché vengono trasportati da una corrente più blanda e con una superficie meno increspata. Le trote che abitano questi corsi d'acqua, al contrario di quelle delle acque mosse, sono molto più razionali intendendo con ciò che di solito mangiano le ninfe quando non c'è nessuna schiusa per poi cacciare sul pelo dell'acqua quando gli insetti vengono a galla. Questo momento è caratterizzato dalle cosiddette bollate, cioè i cerchi più o meno grandi che le trote provocano sul pelo dell'acqua quando mangiano in superficie. E' facile vedere sulla superficie una quantità davvero notevole di insetti di varie famiglie e quindi forme e colori, farsi trasportare dalla corrente e nello stesso momento scorgere le trote interessarsi alle stesse. Ma non sempre queste mostrano attenzione a tutte e quindi bisognerà fare una ben precisa cernita di quali insetti le trote si stanno cibando. Di conseguenza l'imitazione il più possibile fedele al naturale diventa l'arma con la quale far leva sulla selettività della trota mentre al contrario, si rischierebbe di non avere nessun risultato. Oltre a sommerse e secche vere e proprie, esiste un altro stadio degli insetti al quale le trote mostrano interesse, ed è quello di emergente. Questo stadio, si riferisce a quando l'insetto ancora non maturo, compie la sua risalita verso la superficie trovandosi più o meno metà dentro e metà fuori dall'acqua. Le trote quando mangiano queste emergenti, provocano una inconfondibile bollata che si può definire molto ‘dolce’. LE FAMIGLIE. Essendo le mosche imitazioni di insetti, ci corre l'obbligo di fare,
anche se molto superficialmente, una carrellata di quelle che sono
le principali famiglie che i nostri artificiali vanno ad imitare per
avere così un quadro che può aiutare il principiante.
Gli insetti che nascono nel fiume e che interessano il pescatore a
mosca, appartengono a tre famiglie ben precise più una schiera
di cosiddetti ‘terrestrial’ che, come dice la parola,
gravitano intorno ad esso come per esempio le formiche, gli scarafaggi,
ecc., i quali cadendo accidentalmente in acqua, vengono normalmente
predati dai pesci. Queste famiglie sono le Effimere, i Tricotteri
e i Plecotteri, che da centinaia di anni vengono imitati con le più
svariate e stravaganti tecniche e con i più disparati materiali.
Dal corpo snello e con ali grandi e verticali le ‘Effimere’
dal momento che schiudono hanno una vita molto breve, da qui il nome.
Infatti volando si accoppiano e la femmina depone subito le uova nell'acqua
per poi morire. Sono da sempre gli insetti più imitati per
la loro cospicua presenza intesa come quantità che come famiglie
presenti. Le loro dimensioni vanno da pochi millimetri a qualche centimetro.
I ‘tricotteri’, conosciuti dai pescatori per la larva
che è la famosa ‘portasassi’, sono degli insetti
molto diversi dalle effimere sia per l'aspetto vero e proprio che
per il loro modo di comportarsi. Mentre i primi una volta schiusi
restano più o meno immobili sul pelo dell'acqua fino a quando
decidono di volare, i tricotteri cercano da subito, una volta guadagnata
la superficie dell'acqua, di alzarsi in volo e quindi di arrivare
sulla terra ferma probabilmente perché sanno che finché
sono sul fiume possono finire in bocca a qualche predatore. Il caratteristico
modo di ‘saltellare’ sull'acqua con voli brevi e impacciati,
attira l'interesse della trota, la quale quando si avventa su di essi,
genera una classica bollata molto irruenta e rumorosa. Nella bella
stagione verso sera, se ne può notare una grossa quantità
volare ed accoppiarsi. Le femmine depongono le uova sull'acqua arrivando
a volte a depositarle sul fondo. Quattro ali messe a ‘capanna’
sul corpo e dimensioni che possono arrivare a vari centimetri sono
le caratteristiche che contraddistinguono i tricotteri, le cui imitazioni
si chiamano ‘Sedge’ o ‘Caddis’. I ‘Plecotteri’,
per certi aspetti somigliano ai tricotteri, e vivono per lo più
in acque correnti e preferiscono spostarsi camminando sui sassi piuttosto
che volare. Sono le famose ‘Perle’ o mosche della pietra
ed hanno un corpo lungo che può arrivare fino a 4/5 cm con
ali piatte rivolte sul corpo e le loro imitazioni si chiamano ‘Stone
Fly’. Anche gli altri insetti che vivono ai margini del fiume,
come formiche, coleotteri, bruchi, ecc. vengono imitati da sempre
poiché cadendo in acqua sono abitualmente mangiati dalle trote. QUANTI E QUALI MODELLI ? E' bello e nello stesso momento invidiabile vedere quelle scatole porta mosche piene zeppe di artificiali. Ma quali e quanti sono quelli che effettivamente dovrebbero trovar posto nei fly box? Sulla quantità, non c'è nemmeno bisogno di rispondere, mentre su quali modelli utilizzare sicuramente qualche cosa c'è da dire. Con questo non vogliamo intendere che ci sono mosche di categoria ‘A’ e ‘B’, ma che è inutile e per certi versi controproducente avere tante mosche però differenti tra di loro. Prendiamo le mosche da caccia per esempio, essendo il loro utilizzo finalizzato a suscitare un interesse improvviso della trota a causa della conformazione e dei colori dei loro corpi, non è necessario avere molti artificiali diversi tra di loro e che quindi quattro/cinque modelli differenti sono più che sufficienti a coprire la gran parte delle situazioni di pesca. Lo stesso discorso può essere fatto per le imitazioni di insetti in ‘schiusa’ anche se il numero dei modelli impiegati è maggiore. Essendo per esempio alcune famiglie di effimere molto simili tra di loro, è inutile avere due, tre o quattro tipi di mosche imitanti tutti una sola tipologia di insetti che differisce l'un l'altra per dei dettagli insignificanti, quando basta averne un solo tipo comunque montato su misure di ami diversi, per risolvere tranquillamente ed egregiamente molte situazioni. In altre parole, una serie di mosche che imitino ognuna di esse un discreto numero di insetti. Questo concetto, è avvalorato dalle ‘statistiche’ che i pescatori più pignoli fanno. Costoro segnando su un taccuino i tipi di mosche con le quali hanno catturato nell'arco di una stagione di pesca, hanno come risultato che gli artificiali impiegati si riducono a quei soliti sette/dieci modelli. Ricordiamoci sempre che i risultati positivi non sono mai legati solo ed esclusivamente alla mosca, ma a tutto un insieme di fattori come il lancio, l'esperienza, ecc., che sommati al nostro artificiale, inducono la trota ad abboccare. Sui prossimi numeri ci occuperemo delle altre componenti la pesca a mosca come il lancio, di come affrontare il fiume, ecc., con l’intento di far interessare i pescatori sperando che alcuni di loro passino allo splendido mondo del Fly Fishing. Alcune tra le mosche più collaudate con le quali coprire le più svariate situazioni: MOSCHE DA CACCIA UTILIZZABILI PREVALENTEMENTE IN TORRENTE O COMUNQUE IN ACQUE MOSSE: -ROYAL WULFF AMI 14/10 -DEVAUX 699 / DEVAUX 700 AMO 12 -MARCH BROWN AMERICANA AMO 12 -PANAMA AMO 12 -PALMER ( BIVISIBILI, TRICOLOR ECC.) AMI 12/10 MOSCHE DA SCIUSA UTILIZZABILI PREVALENTEMENTE QUANDO C'E ATTIVITA' IN SUPERFICIE, OVVERO QUANDO LE TROTE BOLLANO SU DEGLI INSETTI BEN PRECISI SIA ADULTI CHE EMERGENTI, SU ACQUE PIATTE O COMUNQUE NON VORTICOSE, MONTATE SU MISURE DI AMI DIVERSE: -IRIS AMI 20 / 14 -DEVAUX 836, 917, 928, PHEASANT TAIL AMI 18 / 16 -CINNAMON SEDGE, BROWN SEDGE, OPPURE DEVAUX 422,426 AMI 14 / 10 - INOLTRE TUTTA QUELLA SERIE DI EMERGENTI MONTATE SU AMI 22/18.
-FORMICHE ALATE, BEETLES, DITTERI, COLEOTTERI, BRUCHI ECC. AMI 18/14.
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